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Impruneta / Sergio Ricceri / Terracotta

Sergio Ricceri Terrecotte Artistiche – 2 parte

La terra

Ma cosa ha di speciale la terra di Impruneta?
E’ una marna calcarea chiamata galestro, ricca di ferro, silice, allumina, alcali e calce.
La sua composizione oltre a darle un bel colore che la differenzia da altri impasti, le conferisce una resistenza al gelo che ne permette l’uso per edilizia o decorazione all’aperto anche in zone con clima particolarmente rigido.

A questa naturale caratteristica Sergio ha nel tempo aggiunto la resistenza al fuoco, così la sua produzione oggi si è ampliata aggiungendo ai pezzi più tradizionali anche fornetti per barbecue e una linea fuoco con pentole dedicate al peposo alla fornacina, piatto tipico e storico di Impruneta legato proprio al lavoro in fornace. Le pentole Ricceri possono essere messe direttamente sul fuoco senza bisogno di immersione nell’acqua.

Sono arrivato a realizzare questa composizione particolare di argilla quando mi sono appassionato alla cottura raku – racconta Sergio – che richiede proprio impasti resistenti a choc termici; dunque ho ricreato certe caratteristiche partendo dalla terra di Impruneta e dopo svariate prove ho ottenuto l’effetto che cercavo”.

Il lavoro dell’artigiano è una continua ricerca, Sergio Ricceri trova ispirazione nelle forme classiche greche e romane ma anche le richieste dei clienti rappresentano delle opportunità che stimolano la sua fantasia.

“Più la sfida è difficile e più mi appassiona.”

“Alcune volte sono necessari moltissimo tempo e tante prove prima di trovare una soluzione al problema che mi si presenta e la mia mente resta concentrata su quel pensiero finché non trovo la via giusta. Questo mi piace, mi ha anche aiutato in momenti difficili distraendomi da altre difficoltà che la vita presenta. Alcune volte mi sveglio la notte perché mi viene un’idea e avrei voglia di provare subito se quello che ho pensato è giusto, così non vedo l’ora di scendere al mattino per sperimentare. Quando poi l’oggetto finalmente è realizzato come volevo io la soddisfazione che provo è indescrivibile e se anche non dovesse incontrare il gusto del pubblico per me lo scopo è stato raggiunto comunque, perché ho fatto quello che volevo.
Penso spesso alla sofferenza di chi fa un lavoro che non gli piace, per me ogni attimo trascorso qui dentro è stato di soddisfazione” .

Lavorazione

Dall’idea si passa a realizzare il modello, l’oggetto viene rifinito e si lascia asciugare a lungo.
La cottura dura oggi circa 12 ore, in forno a gas, la temperatura sale fino a 1020 gradi, poi si lascia raffreddare naturalmente per altre 12 ore.
“Mio padre – continua Sergio – aveva invece un grande forno a legna, l’odore di fumo impregnava le stanze, e la cottura durava anche trenta ore. Ricordo che quando mio padre accendeva il forno passava la notte su una sdraietta per tenerlo d’occhio e alimentare il fuoco.
Nelle fornaci più grandi, anticamente, le lunghe notti della cottura venivano trascorse dai fornaciai tutti insieme mangiando uno spezzatino cotto sulle braci. Veniva aggiunto pepe in abbondanza per camuffare il sapore della carne non sempre fresca o di qualità. La gran quantità di pepe richiedeva il vino e a fine cottura spesso i fornaciai perdevano lucidita’ per capire se la cottura fosse arrivata al punto giusto, così capitava che il giorno seguente i pezzi di argilla fossero troppo cotti o troppo poco e non era raro che le discussioni sul momento perfetto di fine cottura finissero in zuffa.”

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