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Marialuisa Cutilli / San Casciano in Val di Pesa / Vetro di Murano

Ayni, lo spirito del colibrì e la lucentezza del vetro di Murano – 1 parte

Ayni è un termine andino che significa reciprocità e collaborazione; con questa parola si identifica anche lo spirito del colibrì, piccolo e meraviglioso uccello capace di percorrere enormi distanze, fortemente adattabile, associato alla dolcezza, all’armonia, alla buona fortuna e al sacrificio, simbolo per molte culture di coraggio e altruismo.

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco.

Cosa credi di fare?” gli chiese il leone.
Vado a spengere l’incendio” rispose il piccolo volatile.
Con una goccia d’acqua?” disse il leone con un sogghigno di irrisione.
E il colibrì, proseguendo il volo, rispose:

Io faccio la mia parte”

Favola africana

Marialuisa Cutilli ha costruito la sua vita sull’ayni perché rappresenta tutti quei valori che sono per lei prioritari e Ayni è anche il suo nome di nascita spirituale.
“Questo nome mi è stato dato da una amica carissima ; quando mi ha detto che io sono Ayni ho sentito una grande energia entrare nel mio corpo e il mio corpo vibrare.”
Così Mari ha chiamato Ayni anche il marchio dei suoi gioielli in vetro di Murano, prodotti con passione nella sua casa nel Chianti.

Mari inizia a raccontarsi e le sue parole mi portano lontano. La sua storia è un viaggio che parte da Treviso, dove nasce nel 1957, per approdare dopo numerose tappe, esperienze, dolori e cambiamenti, su un collina a tre km dal centro di San Casciano Val di Pesa. Qui Mari ha realizzato il suo sogno, il Sorripa Evolution Centre “uno spazio – mi spiega – dove scoprire le nostre limitazioni ed espandere i nostri confini, un luogo di incontro, di meditazione e crescita. ”

San Casciano in Val di Pesa

La campagna di San Casciano vista da casa di Mari

Posizionata a metà strada fra Firenze e Siena, San Casciano si trova nel territorio del Chianti Classico e pertanto è rinomata per la produzione di vino, olio e prodotti agricoli.
Anticamente era chiamata San Casciano a Decimo per la sua posizione alla decima pietra miliare della strada romana. 
Il suffisso “decimo” si è poi perso nel tempo sostituito dal nome della vallata e del fiume che la attraversa, la Val Di Pesa.

Affaccio panoramico dai giardini pubblici di Piazza della Repubblica

San Casciano esisteva già in epoca etrusca, si è sviluppata nel tempo come classica città mercato e come tale con poche difese diventando pertanto un facile bersaglio per i nemici. Fu solo nel XV secolo che Firenze decise di realizzare le imponenti mura di San Casciano in quanto la sua posizione lungo il confine fiorentino la rendeva un avamposto militare strategico che poteva proteggere Firenze dalle invasioni nemiche.  

Le mura di San Casciano


Una volta raggiunta la pace tra Siena e Firenze però, il potente avamposto militare di San Casciano non era più necessario, e perdendo l’importanza militare per Firenze anche le attività commerciali ed economiche che erano legate al contingente militare vennero meno. San Casciano mantenne comunque una popolazione piuttosto numerosa, ne sono testimonianza infatti le quattro pievi disseminate sul territorio, Santa Cecilia a Decimo, San Pancrazio, San Giovanni e Santo Stefano a Campoli.

Il panorama dalla Pieve di Campoli

Sfortunatamente durante la seconda guerra mondiale il paese di San Casciano in Val di Pesa fu in gran parte distrutto, pertanto molto di quello che vediamo oggi è opera della ricostruzione post bellica.
San Casciano è una cittadina molto viva e offre al visitatore svariate manifestazioni che si svolgono durante l’anno.
Fra le tante ricordiamo il Carnevale Medievale che si svolge a Quaresima iniziata quando la primavera è ormai alle porte.

È una rievocazione storica con vari spettacoli itineranti e figuranti in costume per le vie del centro storico. Vengono fatte varie installazioni come il Campo Medievale in Piazza della Repubblica per le esercitazioni militari, il Mercato Medievale e la Taberna con giochi medievali per poi terminare la festa con la Sfilata delle cinque Contrade e il palio che assegna alla contrada vincitrice le chiavi del borgo.

Subito fuori San Casciano merita una visita l’Albergaccio a Sant’Andrea in Percussina, la casa della famiglia di Nicolo’ Machiavelli dove questi si rifugiò dopo il ritorno dei Medici a Firenze nel 1512 e dove compose il De Principatibus, ovvero Il Principe. Oggi la proprietà appartiene al Gruppo Italiano Vini  che ha qui alcune vigne ed ha realizzato un accurato restauro. E’ possibile visitare la villa, le cantine e, attraverso un passaggio sotterraneo, si può entrare anche nell’osteria che Machiavelli descrive nella lettera all’amico Francesco Vettori raccontandogli come trascorre le sue giornate nel ritiro di San Casciano.

…Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de’ mia: gòdomi un pezzo in questo pensiero. Transferiscomi poi in sulla strada, nell’hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de’ paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d’huomini. Viene in questo mentre l’hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta. Mangiato che ho, ritorno nell’hosteria: quivi è l’hoste, per l’ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m’ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose;  e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano…

Nicolo’ Machiavelli – lettera a francesco vettori

Percorrendo la Via Cassia verso Siena ci appare, appena percepibile dall’esterno, immersa nella collina che la accoglie, la Cantina Antinori. E’ una architettura di design perfettamente inserita nell’ambiente circostante; una scala elicoidale collega i tre piani della struttura e una terrazza circondata dai vigneti del Chianti Classico offre un magnifico panorama sulla campagna del Chianti. E’ possibile visitare la cantina e prenotare degustazioni ed esperienze personalizzate.

Nascere e crescere a Treviso negli anni sessanta

Mari è una donna sorridente e luminosa; mi accoglie nel suo giardino in un giorno di sole, ascoltarla è piacevole, ha un leggero accento veneto che dona alla sua voce gentile una certa musicalità trasmettendo un senso di pace e gioia di vivere.

“Sono nata a Treviso, una radiosa città a pochi chilometri a nord di Venezia. Sono cresciuta in un ambiente tipicamente veneto, pieno di eleganza, armonia, bellezza ma anche bigottismo. Il cristianesimo era molto presente nella nostra educazione.
Ero una bambina sorridente, mi piaceva l’armonia familiare e se non c’era avevo imparato presto ad attivarmi per ripristinarla. Non avevo sogni, volevo solo essere una brava bambina. Dovevo solo fare la brava bambina.”

Dell’infanzia a Treviso Mari ricorda con piacere il grande giardino della villetta di famiglia dove trascorre le giornate a giocare con la sorella, un piccolo regno protetto circondato da due fiumi, il Botteniga e il Cerca.

“L’acqua è un elemento molto importante per me; mi rappresenta perché fluisce, scorre e non si blocca. Nella mia vita ho imparato, dopo un lungo percorso di guarigione interiore, a fluire come l’acqua senza cedere agli ostacoli. E trovo che questo sia meraviglioso”

Mari definisce la sua famiglia medio borghese. La madre, veneta da generazioni, appartiene a una famiglia di insegnanti, professori, scrittori che le impartiscono un’ educazione rigidissima; si sposa all’età di 31 anni con un ufficiale di 43 originario di Pescara, trasferito a Treviso dopo la guerra. Mari nasce dopo qualche anno, è la terza di quattro figli e percepisce la distanza generazionale che la separa dai suoi genitori come un muro di incomunicabilità.
“Mio padre era molto sentimentale ma aveva una corazza, ha fatto carriera militare diventando colonnello.”
A Mari e ai fratelli viene data un’educazione ferrea che non lascia spazio ad alcuna aspirazione individuale.
La fama e il rigore del bisnonno, Giuseppe Bindoni, insegnante, scrittore, studioso di Alessandro Manzoni, al quale la città di Treviso ha dedicato una strada, influenzano l’educazione anche delle generazioni successive, pertanto a Mari e alle sorelle viene imposto un percorso di studi umanistici, mentre il fratello maschio è indirizzato a studi più scientifici.
E’ tutto prestabilito e Mari che da piccola non ha mai chiesto un perché su qualsiasi cosa le venisse imposto, all’età di quattordici anni inizia a osservare gli adulti con un forte senso critico. Si accorge che i cristiani non sono sempre bravi cristiani, nota tutte le incoerenze dell’educazione che le viene impartita e smette di essere la brava bambina preoccupata solo di mettere pace in famiglia.

“All’epoca – mi dice – gli abusi psicologici e verbali erano all’ordine del giorno. Io lo chiamavo cancro sottocutaneo.”

“La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia… Io ho 12 anni, abito al n°7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche… Ma una cosa è certa, nella boccia dei pesci io non ci vado … Presto lascerò l’infanzia e, nonostante sia certa che la vita è una farsa, non credo di poter resistere fino alla fine”

Muriel Barbery – L’eleganza del riccio
il mio pomeriggio con Mari

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