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Colle di Val d'Elsa / Cristallo / Riccardo Cucini

Le forme sul cristallo di Riccardo Cucini – 2 parte

La chiacchierata con Riccardo Cucini prosegue al telefono; a causa del covid siamo di nuovo in zona rossa e purtroppo non possiamo incontrarci.

“Il mio primo contatto col cristallo – racconta Riccardo – è stato nella sala campionaria di una cristalleria di Colle dove lavorava il mio babbo come molatore. Ero piccolo, c’era in corso l’occupazione dell’azienda che stava per chiudere definitivamente, e mio padre mi portò a visitarla. Fui subito attratto da alcuni modellini di automobili, miniature in cristallo di Ferrari e Porsche. Ricordo anche altri oggetti realizzati in cristallo, palline da golf, da tennis e molto altro, ma la mia attenzione fu catturata da quelle piccole auto.”

“Osservare un vetro colorato…l’occhio gioisce, il cuore si allarga, l’animo si rallegra; ci sentiamo accarezzati da un immediato calore”

Johan Wolfgang Von Goethe

“In seguito alla chiusura dell’azienda – continua Riccardo – mio padre aprì un suo laboratorio di molatura con un socio ed io, che ero un ragazzino curioso, iniziai a trascorrere molto tempo con lui”

“ Mi piaceva osservare il babbo mentre lavorava, guardare le mole, i loro profili, i panni (detti “cenci”) per la lucidatura…; mi affascinavano tutte le attrezzature del laboratorio. Forse era il segno che già allora ero attratto da questo lavoro.”

Il desiderio di Riccardo era però quello di lavorare nel turismo.

“Fin da piccolo con i miei genitori ho sempre viaggiato molto sia in Italia che all’estero; mi piacevano gli alberghi e l’ambiente della ristorazione, osservavo come il personale ci accoglieva nei vari paesi e mi piaceva l’idea di lavorare in quel settore. La passione per i viaggi mi è rimasta e continua ancora oggi; negli anni ho visitato tutta l’Europa, mi piace incontrare la gente, osservarla e soffermarmi sulle diverse emozioni che i vari luoghi, i panorami o le architetture che incontro suscitano in me.”

Formazione

La scuola che Riccardo sentiva più affine ai suoi desideri era l’Istituto Tecnico Alberghiero, ma quello più vicino a Colle di Val d’Elsa era, all’epoca, quello di Chianciano e la distanza avrebbe richiesto un trasferimento che i genitori di Riccardo non si sentirono di fargli fare a quattordici anni.

“Ripiegai su un Istituto Tecnico a Siena che però non mi piaceva e quindi ben presto interruppi gli studi. In seguito ho frequentato un centro di formazione professionale vicino a Siena per l’avviamento al lavoro nel settore della meccanica e della elettrotecnica. Qui ho imparato nozioni di meccanica ma anche lavori pratici, come la limatura e la saldatura, tutte cose che poi nel tempo mi sono risultate utili anche nel mio lavoro attuale. Ho imparato a leggere il calibro e so dove mettere le mani quando utilizzo i miei macchinari nel caso di piccoli inconvenienti di funzionamento che possono sempre capitare. Poi ho fatto altri corsi di lingua inglese e informatica per conto mio.”

Dopo la formazione professionale Riccardo trova lavoro in una vetreria a Colle dove apprende tutto il ciclo di lavorazione del vetro, dalla prima fase di fusione a caldo, alla modellatura, fino alla seconda lavorazione (incisione, rifinitura, molatura)

“Sono stati anni molto importanti per me. Dopo un primo periodo di apprendimento generale ho gestito per 3 anni e mezzo l’impianto di lucidatura ad acido (solforico e fluoridrico) che è la fase finale della lavorazione del vetro e del cristallo, quella che serve ad ottenere la brillantezza che si ammira negli oggetti incisi. Appena ho acquisito l’esperienza necessaria, sono poi subentrato al mio babbo, che era ormai prossimo alla pensione, nella sua azienda. Abbiamo lavorato insieme per qualche anno, poi ho proseguito da solo ma lui mi aiuta ancora oggi perché la sua esperienza per me è sempre utilissima.”

Nessun rimpianto dunque nelle parole di Riccardo che pur avendo percorso una strada diversa rispetto alle sue aspirazioni iniziali, col suo lavoro di artigiano molatore si rapporta oggi quotidianamente con i turisti che visitano Colle.

“L’artigianato ha un legame stretto col turismo” mi dice Riccardo.
“Negli anni ’60 – racconta – iniziò a Colle la rassegna “Mostra dell’artigianato e del cristallo” (poi solo “Mostra del cristallo”) che si è svolta fino all’inizio degli anni ’90.
A partire dal 1994 veniva organizzata ogni anno “Cristallo tra le mura”, rassegna che si svolgeva all’interno della parte più antica del paese, il Castello. Nella piazza del Duomo di Colle veniva disposto un forno e a turno i maestri vetrai delle varie aziende facevano dimostrazioni pubbliche della lavorazione. Tutte le vetrerie esponevano i loro prodotti e grazie a questa rassegna Colle è stata conosciuta anche fuori dalla Toscana aprendosi notevolmente al turismo. Purtroppo però questa manifestazione si è interrotta intorno al 2010 per varie ragioni e questo per me è motivo di grande rammarico.

Gli chiedo se ha mai pensato di andarsene da Colle, se non si sia mai sentito limitato, costretto o condizionato nelle sue scelte restando a vivere qui.

“Intorno ai venti anni mi è venuta voglia di trasferirmi – mi racconta – magari all’estero o a Milano, simbolo della moda e delle nuove tendenze. Ma erano più che altro pensieri fantasiosi dati dall’età, dalla voglia di esplorare, perché fondamentalmente il mio legame col territorio, con la famiglia e gli amici è stato sempre fortissimo.
Poi Colle ha una posizione centrale nella regione, è vicina a Firenze e a Siena, nel fine settimana ho sempre potuto godere di tutto ciò che queste città più grandi possono offrire.”

Colle di notte

Mi dice infatti che le sue amicizie su Siena lo legano al Palio che non manca mai di seguire “non ho una mia contrada del cuore, ma partecipo alle varie feste del dopo palio e alle cene che vengono fatte ogni anno”.

La precisione con cui Riccardo mi racconta la storia di Colle e delle vetrerie storiche, le tradizioni del paese e le sue feste (San Marziale e Sacro Chiodo) sono una conferma della sua reale e forte appartenenza al territorio colligiano e alle sue tradizioni.

“Il 1 luglio di ogni anno presso la chiesa di San Marziale a Gracciano si svolge la festa patronale di San Marziale. Oltre agli appuntamenti di carattere religioso, ci sono stand gastronomici, bancarelle, corse e gare di vario tipo (ciclistica e di imbarcazioni sull’Elsa) e l’immancabile spettacolo pirotecnico. Per i colligiani quello del 1 luglio è un appuntamento imperdibile.”

Chiesa di San Marziale a Gracciano
L’acqua turchese dell’Elsa

 “La seconda domenica di settembre – continua Riccardo – si svolge poi la Festa del Sacro Chiodo, questa ha carattere prettamente religioso.
Il Sacro Chiodo, lungo circa 22 centimetri, è piegato in prossimità della punta a formare una L, e porta incisa la sigla INRI. Sembra sia stato utilizzato per fissare alla croce il piede sinistro di Gesù Cristo. Viene conservato nella cattedrale di Colle e custodito nel tabernacolo realizzato da Mino da Fiesole. Una volta l’anno, in occasione della festa, la reliquia viene portata in processione.”

Duomo di Colle
Emblema del Sacro Chiodo

Ma è parlando del teatro che la sua voce si accende letteralmente.

“Quella per il teatro è una passione che per timidezza ho tenuto da parte per troppo tempo. Mi ci sono avvicinato in anni più recenti e mi piace proprio perché fa lavorare con le emozioni. Smuove sensazioni profonde, calarsi in personaggi e ruoli diversi da quello che siamo accresce molto umanamente e può avere anche un aspetto terapeutico. Il teatro stimola la mia immaginazione, mi emoziona l’attesa dietro le quinte e l’atmosfera che si respira nei camerini… quello del teatro è un mondo che ha per me qualcosa di magico. Mi piace molto anche quando vengono fatti spettacoli fuori dai teatri, all’aperto, nelle piazze, nei centri storici, con il pubblico che ci circonda. Collaboro con un gruppo di Lamporecchio che fa questi spettacoli in mezzo alla gente, interagendo col pubblico. Trovo che ci sia un qualcosa che lega tutte queste emozioni anche al mio lavoro.”

Parlando del teatro Riccardo mi racconta la storia del Teatro dei Varii di Colle di Val d’Elsa.

“E’ un vero gioiellino – mi dice – un orgoglio cittadino. E’ un peccato che sia chiuso e inutilizzato da anni. Sono in corso progetti per la ristrutturazione e l’adeguamento alle normative di sicurezza. Dopo una prima fase di lavori fu riaperto nel 2018 e subito richiuso perché erano necessari altri interventi e le norme stringenti della Sovrintendenza alle Belle Arti hanno allungato molto i tempi. Peccato… perché sarebbe uno spazio prezioso per le compagnie locali che hanno sempre difficoltà a trovare luoghi dove esibirsi.”

Il Teatro, con facciata a mattoni, è una costruzione di origine medioevale che ha cambiato destinazione molte volte; prima ospedale per pellegrini, poi casa privata, fino a diventare un teatro nel settecento.

“Spero – conclude Riccardo – che entro il 2021, passato il covid, possa davvero riaprire e riprendere una programmazione di spettacoli che contribuisca a dare nuovamente a Colle la vitalità che merita”

Una parola che ricorre spesso quando Riccardo si racconta è “emozione”.
Riccardo cerca emozioni nei viaggi, nel suo rapportarsi con la gente, nel teatro e nelle manifestazioni pubbliche dove può esporre le sue creazioni.
La creatività ha sempre bisogno di emozioni per emergere.

“Il pittore subisce stati di pienezza e di restituzione. È questo il segreto dell’arte. Vado a passeggiare nella foresta di Fontainebleau, faccio indigestione di verde, devo pur liberarmi di questa sensazione in un quadro.”

pablo picasso

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