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Colle di Val d'Elsa / Cristallo / Riccardo Cucini

Le forme sul cristallo di Riccardo Cucini – 3 parte

Secondo un racconto di Plinio, quella del vetro fu una scoperta accidentale dovuta ad alcuni mercanti fenici intorno al 5000 a.C.

“Quella parte della Siria che si chiama Fenicia e che confina con la Giudea include nel monte Carmelo una palude che si chiama  Candebia. Si crede che da là nasca il fiume Belo, che dopo aver percorso cinque miglia sfocia nel mare, nei pressi della colonia di Tolemaide. Il suo corso è lento, le sue acque non sono buone a bere e tuttavia sono usate nelle cerimonie sacre; il suo letto è limoso, profondo e riversa nel mare le sue sabbie solo con la bassa marea. Perciò queste brillano, finché non sono agitate dalle onde e ripulite così dall’impurità; inoltre esse furono utilizzate solo nel momento in cui si pensò che avessero proprietà aspre e astringenti, tipiche dell’acqua salmastra.  Proprio in un così piccolo litorale, non più largo di cinquecento passi, molti secoli fa ebbe origine il vetro. Si narra che una nave di mercanti di natron sia lì approdata; i mercanti, riversatisi sulla spiaggia, cominciarono a preparare le cibarie, ma non essendovi una pietra adatta a sostenere il focolare, posero sotto i calderoni dei blocchi di soda (natron) che avevano preso dal loro carico, ma quando li accesero dopo che essi si furono impastati con la sabbia, un rivo di nuovo, trasparente liquido cominciò a fluire: questa fu l’origine del vetro.”

Plinio il Vecchio – “Naturalis Historia” 

Lavorazione del vetro e del cristallo

Ma come si lavora oggi il vetro?

“La materia – mi dice Riccardo – è composta da sabbia silicea (silice), nitrato di potassio, bario, soda, marmo e, nel caso si voglia produrre il cristallo, ossido di piombo (Minio) in percentuale maggiore del 24%”
Se la percentuale di piombo è minore si ottiene un vetro che è detto sonoro superiore o cristallino.
Inoltre – prosegue – per ottenere il cristallo si aggiungono decoloranti chimici che tolgono alla materia, una volta raffreddata, i riflessi verdastri o giallognoli.”
Riccardo mi spiega che la temperatura di fusione è 1470/1500 gradi e avviene in forni a crogiolo di stile fiorentino.

il forno

“I forni oggi vanno a metano e sono dei contenitori che sul fondo hanno una “padella” di materiale refrattario dove viene messa la composizione per essere portata a fusione. La fusione dura molte ore e crea un magma incandescente che viene estratto con utensili denominati canne che sono traforate per la soffiatura a bocca.”

“La materia – continua Riccardo – viene poi colata in stampi che hanno l’esterno in legno e sono rivestiti internamente di amianto e può essere lavorata con pressatura semiautomatica o soffiata a bocca. La lavorazione può essere fatta anche a mano con delle pinze ma in questo caso il lavoro deve svolgersi molto velocemente, in pochi secondi, massimo un minuto.
Dopo che è stata data la forma con soffiatura o pressa o pinze, gli oggetti vengono messi in dei tunnel a gradazione di temperatura decrescente (chiamati “tempere”) in cui il vetro viene temperato, cioè adattato alla temperatura esterna. Quello della tempera è un procedimento che dura alcune ore. Gli oggetti vengono trasportati su rulli e passano a diverse temperature via via sempre più basse, per evitare che l’oggetto incandescente si rompa raffreddandosi troppo bruscamente.”

Quando la produzione avviene con stampi, è necessario intervenire successivamente con una seconda lavorazione che consiste in una serie di procedimenti che avvengono a freddo: molatura, incisione, satinatura, sabbiatura e lucidatura; il laboratorio di Riccardo Cucini, “Forme sul Cristallo”, è specializzato proprio nella seconda lavorazione.

Riccardo Cucini alla mola a nastro

“Lavoro molto in collaborazione con altre aziende, prevalentemente la RCR Cristalleria Italiana e la Duccio di Segna, oltre a realtà di nicchia nel settore musicale e dei complementi di arredo, occupandomi di molatura e rifinitura. A Colle ci sono altri laboratori come il mio, siamo in tutto quattro o cinque, e tutti lavoriamo per conto terzi, ma facciamo anche nostre creazioni. Fra noi c’è un rapporto di sana concorrenza, ognuno ha la sua nicchia di clientela, la sua specializzazione, perciò possiamo collaborare senza farci la guerra.”

Riccardo mi spiega che la molatura è necessaria per togliere tutte le impurità lasciate sull’oggetto dalla lavorazione iniziale, come le linee in corrispondenza delle chiusure dello stampo (connettiture) o le porosità che vengono lasciate sul vetro una volta raffreddato (buccia d’arancia).

“Per molare – continua Riccardo – si usano per prima cosa mole a nastro abrasivo che lisciano la superficie; in seguito si utilizzano mole di panno con la pomice e l’ossido di cerio che riportano l’oggetto alla sua brillantezza naturale.”

“Sui pezzi in vetro o cristallo si può fare poi un’incisione artistica, una decorazione, utilizzando mole di lega diamantata creando disegni. Dopo l’incisione gli oggetti vengono passati alla lucidatura ad acido che oggi è quella più usata perché permette di ottenere la brillantezza dell’oggetto in tempi più brevi.”
La lucidatura ad acido viene realizzata in impianti chiusi (simili a lavatrici) all’interno dei quali, in cestelli in pvc, vengono inseriti gli oggetti da lucidare. Il cestello ruota e i pezzi in vetro e cristallo si trovano immersi in un miscela lucidante a base di acido solforico e acido fluoridrico 81% che alla fine di questo processo li rende perfettamente lucidati, brillanti e pronti per la vendita.

“Il vetro era un materiale difficile, forse il più difficile di tutti. Joost glielo aveva ripetuto fin da bambine: Se non si teneva abbastanza a lungo sulla fiamma, restava duro e non modellabile. Se lo si scaldava troppo, scivolava via come miele. La sua trasparenza era unica: Marie non riusciva a pensare a un altro materiale con le stesse straordinarie qualità. Ma proprio per questo ogni giorno i vetrai erano messi a dura prova, perché il vetro trasparente rendeva visibile anche il minimo difetto. Nel vetro non era possibile nascondere nessuna bollicina, nessun grumo e nessuna irregolarità. Ciò che veniva realizzato in vetro doveva essere perfetto.

Petra Durst- Benning “La soffiatrice di vetro”

“Per realizzare il vetro colorato – mi spiega Riccardo – è necessario aggiungere alcuni minerali alla composizione:
per ottenere il vetro blu viene aggiunto il cobalto, per il giallo il cadmio. Il rosa si ha con l’aggiunta del neodimio, il nero col carbone, il bianco latte con la creolite e il verde con il ferro morellone.”


Ad ogni colorazione corrisponde quindi un particolare minerale che ad una determinata temperatura, aggiunto agli altri componenti, permette di ottenere il colore voluto.
La lavorazione del vetro detto “incamiciato” segue invece un procedimento diverso.

“Per fare il vetro incamiciato sono necessarie due fusioni – mi spiega Riccardo – la prima crea l’anima interna trasparente, su questa viene fatta successivamente una seconda fusione colorata.”
Il vetro incamiciato si presta molto bene alla decorazione con incisioni che creano dei tagli trasparenti sulla camicia esterna colorata con un effetto molto suggestivo.

Il vetro è un materiale versatile che si presta agli usi più disparati, da quello industriale a quello quotidiano per alimenti, fino a quello decorativo o artistico. Può essere utilizzato più volte per usi diversi, riciclato e portato a nuova vita. Negli ultimi tempi Riccardo si sta dedicando a questo tipo di lavorazione recuperando bottiglie bordolesi da vino che opportunamente tagliate e molate possono diventare bicchieri da tavola o complementi di arredo.

Inoltre recuperando il fondo di bottiglie in cristallo da whisky, Riccardo crea scatole portagioie e altri articoli decorativi.
“La tecnica è sempre quello della molatura servendomi di una mola a disco diamantato. Ogni mola ha una particolare forma e permette di ottenere effetti e disegni specifici; ogni molatore ha le sue mole che fa realizzare appositamente per le proprie lavorazioni.”

scatole in cristallo molato da bottiglie di whisky

L’ispirazione per cerare un oggetto può nascere in qualsiasi momento:
“Quando realizzo un pezzo di molatura artistica – continua Riccardo – mi ispiro principalmente al nostro territorio. Spesso riproduco girasoli, foglie, fiori, uva. In altri casi mi capita di vedere in vetreria un pezzo in vetro grezzo e osservandone la forma mi immagino quello che potrei realizzare; via via che il lavoro procede la soddisfazione cresce fino a trovarmi fra le mani l’oggetto che fino a poco prima era solo un’idea nella mia testa… E’ sempre una grande emozione riuscire a dare vita a quell’idea, difficile da spiegare cosa provo in quel momento…”

La partecipazione ad alcune rassegne ha permesso a Riccardo Cucini di ottenere premi e riconoscimenti. “Ricordo con particolare soddisfazione l’esposizione “Mestieri d’autore” che si svolgeva nei Magazzini del sale sotto il Palazzo pubblico di Piazza del Campo a Siena. Era un concorso che vedeva un vincitore per ogni categoria di materiale lavorato e poi un vincitore generale della rassegna. Nel 2012 ho vinto per il settore vetro e cristallo. La mia installazione riproduceva un lago con delle ninfee. Il vetro era verniciato a caldo con del trasparente colorato, l’effetto era molto suggestivo e per me è stato un bellissimo momento.”

lavorazione delle ninfee

“Per un altro evento a Montalcino ho realizzato un vaso con l’estremità a forma di mano. Il mio intento era quello di rappresentare gli abbracci, non solo fisici ma anche culturali. Ho inciso sulla superficie delle stelle, alcune lucide, altre opache; il mio messaggio voleva essere un inno al multiculturalismo, perché credo fermamente che se fra popoli e culture si stabilisce un’ unione, può nascere una spinta talmente forte da portarci a toccare il cielo.
Per realizzare l’effetto della mano che si protendeva, ho appoggiato la mia mano sulla estremità di questo vaso, ho segnato la sua sagoma e poi ho tagliato con la mola seguendo i contorni. Il rischio di rotture era molto alto, sia con la molatura che con la lucidatura. Essere riuscito a realizzarlo esattamente come avevo in mente mi ha dato una grandissima gioia.”

il vaso degli abbracci

“Capitano ovviamente anche momenti di sconforto, ad esempio quando non si riesce a dare forma ad una idea o quando un pezzo impegnativo in fase di lavorazione, di taglio o molatura o magari proprio nella fase finale di lucidatura finale, si rompe… Capita…
Così come capitano anche occasioni in cui un pezzo non ha avuto il successo sperato. Magari
io credevo molto in quel disegno, in quell’ idea o nel messaggio che volevo trasmettere ma il mio sentire non ha incontrato il favore del pubblico… può capitare anche questo, l’importante – conclude Riccardo – è non abbattersi e andare sempre avanti dedicandosi ad una nuova idea”

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